I giardini Shalimar a Lahore (patrimonio dell'UNESCO).

Un patrimonio tutto da scoprire: archeologico, artistico, naturalistico e culinario. Basta essere curiosi e aperti verso ciò che è sconosciuto, e l’India rappresenterà la realizzazione dei sogni di ogni viaggiatore.

Un paese sconfinato, dal paesaggio mistico

Dagli imponenti ghiacciai del Kashmir alle spiagge assolate della costa meridionale, affacciate sul Mare Arabico e il Golfo del Bengala, il territorio dell’India lascia sempre senza fiato. Gli amanti della vita all’aria aperta possono esplorare la magnifica fauna selvatica che popola le fitte foreste, pagaiare in acque trasparenti, avventurarsi in cammini d’alta quota o semplicemente godersi un paesaggio naturale che invita di per sé stesso alla meditazione. La spiritualità, intensa e sentita dagli abitanti dell’India, è una caratteristica che lega la tradizione alla contemporaneità. I numerosissimi luoghi sacri, passati e presenti, sono testimonianza tangibile della lunga e spesso controversa storia religiosa del Paese.

Una società tradizionale e complessa

In India il sistema delle caste si è sviluppato nella sua forma più caratteristica e compiuta, anche grazie alla religione induista, che ne ha stabilito la sacralità e l’inviolabilità. La popolazione, durante il I millennio a.C., si divise in quattro caste: i sacerdoti (brahmani), i nobili e i guerrieri (ksatriya), gli agricoltori, i mercanti e gli artigiani (vaisya), i mezzadri e i servi (shudra), a cui aggiunse, al grado più basso, la casta degli intoccabili (paria), che nel XX secolo sono stati definiti spesso con il termine “dalit”, gli “oppressi”.

Il sistema delle caste, rigidamente chiuse e determinate per diritto di nascita, è stato abolito per legge dopo l’indipendenza (1947), ma continua a esercitare una profonda influenza sugli equilibri della società indiana.

Le religioni dell’India, il Paese dello spirito

Per la stragrande maggioranza degli indiani la religione è di fondamentale importanza, e la cosa non sorprende, visto il numero delle fedi professate.

L’80% della popolazione è induista, un culto estremamente complesso fondato sull’esistenza di un unico “principio” (Brahman), che si manifesta in infinite forme, tra cui anche le divinità (le più venerate sono Shiva, Vishnu e Shakti, l’energia divina). Il 13,4% della popolazione professa l’islam, religione non autoctona ma che ha profondamente influenzato la storia, la cultura e la società del Paese, concentrata soprattutto nelle isole Laccadice, Jammu Kashmir, Assam, Bengala Occidentale, Kerala, Uttar Pradesh e Bihar. Lo 0,8% della popolazione è buddista, culto originario del nord dell’India e professato in particolare in Maharashtra, Sikkim, Arunachal Pradesh e Mizoram. Lo 0,4% della popolazione è di fede giainista, la terza religione nata in India contemporaneamente al buddhismo e che professa l’astensione dalla violenza verso tutte le creature. I credenti, non potendo occuparsi di agricoltura (per non uccidere gli insetti) si sono specializzati nel commercio. Il giainismo è diffuso in Gujarat, Rajasthan e Maharasthra, e i centri di culto più famosi sono Monte Abu e Ranakpur in Rajasthan, Palitana in Gujarat e Sravanabelagola in Karnataka. I sikh (1,9% della popolazione) sono riconoscibili dal tipico turbante e dalla lunga barba, e sono la religione dominante in Punjab (con presenza anche a Chandigarh, in Haryana e a Delhi). Completano il quadro il cristianesimo (2,3% della popolazione), religione principale nelle aree nordorientali di Nagaland, Mizoram e Meghalaya e a Goa, nelle isole Andamane e Nicobare, nel Kerala e nell’Arunachal Pradesh e l’ebraismo (4.000 fedeli), principalmente a Mumbai e nel Kerala.

Da non perdere

Le città (con siti patrimonio UNESCO)

Himalaya settentrionale:

  • Srinagar

Pianure indiane:

  • Delhi (tomba di Humayun e Qutb Minar)
  • Nuova Delhi (Forte rosso)
  • Agra (Forte rosso e Taj Mahal)
  • Patna
  • Varanasi
  • Amritsar

India occidentale:

  • Mumbai (stazione ferroviaria Chhatrapati Shivaji e i monumenti in stile gotico e art déco)
  • Jaipur (città patrimonio dell’UNESCO)
  • Ahmenabad (città patrimonio dell’UNESCO)

India meridionale:

  • Bangalore
  • Hyderabad
  • Chennai
  • Cochin
  • Goa (chiese e conventi)
  • Pondicherry

India orientale:

  • Calcutta

Siti culturali patrimonio dell’UNESCO

Pianure indiane:

  • Fatehpur Sikri
  • Gruppo monumentale di Khajuraho
  • Monumenti buddhisti a Sanchi
  • Rifugi rupestri di Bhimbetka
  • Tempio di Mahabodhi a Bodh Gaya
  • Sito archeologico di Nalanda Mahavihara
  • Complexe du Capitole (Chandigarh)

India occidentale:

  • Grotte di Ajanta
  • Grotte di Ellora
  • Grotte di Elephanta
  • Fortezze collinari del Rajasthan
  • Parco archeologico di Champaner-Pavagadh (Vadodara)
  • Rani ki vav (Patan)

India meridionale:

  • Santuari di Pattadakal
  • Gruppo monumentale di Hampi
  • Templi di Chola
  • Santuari del Mahabalipuram

India orientale:

  • Tempio del Sole di Konarak

Siti naturalistici patrimonio dell’UNESCO

Himalaya settentrionale:

  • Parco Nazionale del Nanda Devi
  • Parco Nazionale della Valle dei fiori
  • Parco Nazionale di Great Himalayan

India occidentale:

  • Parco Nazionale di Keoladeo

India meridionale:

  • Ghati occidentali

India orientale:

  • Parco Nazionale di Khangchendzonga

India nordorientale:

  • Parco Nazionale di Kaziranga
  • Santuario naturale di Manas
  • Parco Nazionale di Sundarbans

Cosa vedere

Le città e il patrimonio monumentale nel Nord del Paese

La straordinaria stratificazione storica della capitale Delhi conserva emozionanti resti degli antichi imperi e di un glorioso passato coloniale, dalle imponenti tombe moghul alle grandiose dimore britanniche. Perdersi nell’affollato labirinto del quartiere popolare di Chandni Chowk, ammirare il Forte Rosso e la Jama Masjid (la più grande moschea dell’Asia), stupirsi davanti al Qutub Minar, il minareto in mattoni più alto al mondo, patrimonio UNESCO dal 1993, all’interno del Parco Archeologico di Mehrauli, sono solo alcune delle possibili esperienze nella grande metropoli indiana.

Varanasi (Benares) è la città sacra degli induisti, dove ogni credente deve recarsi per immergersi nel Gange da almeno 5 diversi ghat (rampe di scale in pietra di accesso al fiume). Definito da Rudyard Kipling “il cancello d’avorio sotto il quale passano i sogni”, il Taj Mahal (ad Agra) è uno squisito monumento all’amore e alla morte, fatto costruire nel 1632 dall’imperatore moghul Shah Jahan in onore della sua terza moglie, Mumtaz Mahal. Un mausoleo in marmo color del latte, intarsiato con decorazioni calligrafiche, pietre preziose e intricati disegni floreali che alludono il paradiso in terra.

Le meraviglie del Sud, in una natura tropicale

Sulle rive del Tungabhadra, patrimonio UNESCO dal 1986, Hampi (Stato del Karnataka) sorge fra le rovine dell’antica città di Vijayanagara, capitale dell’omonimo impero (XIV-XVII secolo), sede di antichi monumenti e importanti centri religiosi, come il Tempio Virupaksha, preceduto dall’imponente gopura, la porta monumentale di accesso all’area sacra. Sempre nel Karnataka, Pattadakal, sulle rive del fiume Malaprabha, conserva monumenti di architettura templare in stile indiano meridionale di architettura dravidica e in stile Nagara del nord, patrimonio UNESCO dal 1987.

Il territorio di Pondicherry (Stato del Tamil Nadu) ha subito, a differenza della maggior parte del territorio indiano, tre secoli di colonizzazione francese che hanno lasciato evidenti tracce artistiche e culturali. La città di Pondicherry ha un’urbanistica di tradizione francese, con una pianta ortogonale a isolati squadrati e strade perpendicolari, ed è divisa in un quartiere francese (la Ville Blanche), con ricche ville coloniali, e un quartiere indiano (la Ville Noire).

A ovest del Tamil Nadu, celebre soprattutto per i suoi stupendi litorali e per la sua natura tropicale, lo Stato del Kerala è un vero e proprio paradiso terrestre, con i lussureggianti paesaggi del Parco Nazionale di Peryar, le lagune color smeraldo di Kochi e il Malabar, famoso per le spezie, i tessuti, le spiagge e le foreste pluviali. Goa, celeberrima per le sue magnifiche spiagge sul Mar Arabico, luogo simbolo degli hippy negli anni Settanta, è stata colonia portoghese fino al 1961. Il suo glorioso passato coloniale è ancora visibile nelle chiese di XVII secolo e nelle piantagioni di spezie.

I luoghi nascosti e le meraviglie della natura

Nel Ladakh (Stato del Jammu e Kashmir), dove il clima è decisamente rigido, le influenze culturali non vengono dal mare bensì dai passi di montagna: il suo arido altopiano, al confine con Cina e Pakistan, è infatti chiuso a sud dalla catena himalayana, che lo collega al Tibet. Il lago Tso Moriri, circondato da cime innevate, è nel cuore della regione del Rupshu, abitata dai tenaci nomadi Khampa. Le bandiere di preghiera che sventolano sui passi ricordano al viaggiatore la forte presenza buddista. Altro magnifico santuario buddista sono le grotte di Ajanta (Maharashtra), patrimonio dell’UNESCO dal 1983. Le quasi 30 camere ipogee, scavate nella roccia nel II sec. a.C., conservano dipinti rupestri e sculture considerati pietre miliari dell’arte religiosa buddista, e sono disposte lungo una scarpata a forma di zoccolo di cavallo lungo il fiume Waghora.

Il tempio d’oro di Amritsar (Stato del Punjab), che sembra galleggiare sul pelo dell’acqua del lago utilizzato per le abluzioni rituali, è il più importante luogo di pellegrinaggio dei sikh, costruito dal quarto guru del sikhismo, Guru Ram Das, che scavò una cisterna poi nota come “amritsar” (ossia “laghetto del nettare dell’immortalità”). La fortezza di Jaisalmer, a presidio della via carovaniera tra India e Asia centrale, è una monumentale città murata persa nel deserto di Thar, nel Rajasthan, detta “città d’oro” per il colore dorato che assumono i suoi edifici in arenaria al tramonto, uno spettacolo degno delle Mille e una notte. L’Orissa è una regione boscosa, poco nota ma estremamente interessante, popolata da etnie che hanno conservato usi e costumi tradizionali, tra cui gli Adivasi, di origine dravidica (etnia oriunda dell’India), fuggiti in queste regioni remote per sfuggire all’arrivo delle popolazioni ariane. In piccoli villaggi d’altura vivono i Bonda, dalla società matriarcale e praticanti il baratto, i Gadhaba, le cui donne portano ingombranti orecchini di bronzo e collari d’argento; gli animisti Kondh, le cui donne si riconoscono dai tre orecchini alle narici. Nell’Orissa si trovano anche alcuni dei siti più sacri degli indù: i templi di Bhubaneshwar (la capitale), il tempio di Joranda, la città sacra di Puri, il maestoso tempio del Sole di Konark (patrimonio dell’UNESCO dal 1984).

I leggendari treni d’altura dell’India

In India, le ferrovie di alta quota, ancora oggi pienamente operative, sono patrimonio dell’UNESCO. La prima a essere stata riconosciuta come tale è la Darjeeling Himalayan Railway, inaugurata nel 1881, lungo un territorio montagnoso di grande bellezza. La Nilgiri Mountain Railway, nel Tamil Nadu, fu progettata nel 1854, ma le difficoltà del percorso d’altura fece iniziare i lavori solo nel 1891, con conclusione nel 1908. La Kalka Shimla Railway è una lunga linea ferroviaria a binario unico costruita nella metà del XIX secolo per servire la città di Shimla, nell’Himachal Pradesh, ai piedi dell’Himalaya, emblematica degli sforzi tecnici e materiali per dotare le popolazioni montane di collegamenti stabili al resto del Paese.

Esperienze indimenticabili

Viaggio in treno tra Rajasthan e Gujarat a bordo del Maharaja's Express

India
Il palazzo dell'Hawa Mahal (detto anche Palazzo dei venti o Palazzo della brezza), a Jaipur, sulla rotta del treno.

Attirati da tutto ciò che si muoveva o volava, visto entrando in contatto con i colonizzatori occidentali, i maharaja mostrarono fin dall’Ottocento la loro passione per la macchina a vapore, la ferrovia e i treni con le carrozze più grandi, lussuose e riccamente rifinite mai realizzate fino a quel momento.

Non è un caso quindi che, ancora oggi, il più celebre treno di lusso indiano sia chiamato proprio “Maharaja’s Express”, su cui è possibile rivivere il fasto dell’epoca dei maharaja su un mezzo moderno e confortevole, con cabine di alta classe, ristoranti, bar lounge e boutique a bordo, alla scoperta del patrimonio culturale e naturalistico del Rajasthan e del Gujarat.

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India nel piatto

 

India
Un buffet indiano.

Il segreto della gastronomia indiana è il masala, una miscela sempre diversa di coriandolo, cumino, cardamomo, pepe nero, semi di finocchio, senape, chiodi di garofano, peperoncino e curcuma.

La cucina dell’India riflette il suo immenso territorio, dalle vallate himalayane fino alle coste meridionali. Tra le montagne del Ladakh si mangiano pietanze semplici ed energetiche come la thukpa (zuppa di patate, barbabietole, fagioli, pollo e montone), con riso e pane indiano. Nell’India settentrionale (Punjab e Rajasthan), terra di passaggio di popoli e merci, la cucina è fatta di sapori forti, speziati e piccanti come i peperoncini, tipici nella cucina rajasthana. Il legume della cucina del nord è la lenticchia (daal), fonte di proteine perché molti indiani sono vegetariani: insieme al riso byriani e al pane (chapati, roti, naan) è la base del pasto tipico, arricchito da salse a base di yogurt o salse chatni (chutney) agrodolci. Qui il metodo tradizionale di cottura è il forno tandoori in argilla, in cui la brace sul fondo cuoce uniformemente i cibi; nel tandoori si arrostiscono carni e verdure, su lunghi spiedini, e il pane, applicato alle pareti del forno.

Nell’India del sud la cucina risente del clima tropicale e del mare: un piatto famoso in Karnataka, Kerala e Tamil Nadu è il masala dosa, pastella di lenticchie e riso fritta e farcita con verdura, carne, pesce, formaggio. Qui molti piatti, a base di verdure e frutta e riso basmati, sono conditi con il latte di cocco.

I golosi apprezzeranno i dolci, come il gulab jamun (palline di latte e farina fritte, ricoperte di sciroppo), il kulfi (gelato indiano) e il kheer (budino a base di riso o grano spezzato, latte, zucchero con cardamomo, uva passa, zafferano, pistacchi e mandorle).

Le bevande più celebri vengono dalla dominazione britannica: il (si consiglia il masala chai, tè nero con il latte aromatizzato con le spezie) e la birra ambrata (India Pale Ale); il lassi è invece una bibita rinfrescante a base di yogurt con cannella e altre spezie, a volte frullata con frutta fresca.

Prepariamoci quindi a digerire con i mukhwas, una miscela rinfrescante di semi di finocchio, anice e sesamo, scaglie di cocco e chicchi alla menta, ideale per terminare il pasto.

Pillole di storia

Le più antiche testimonianze della presenza umana in India sono le pitture rupestri nei rifugi dell’età della pietra a Bhimbetka, nel Madhya Pradesh. I primi insediamenti stabili (9.000 anni fa) si svilupparono gradualmente nella civiltà della valle dell’Indo, che risale al 3300 a.C. Seguì il periodo vedico, che gettò le fondamenta dell’induismo e di altri fondamenti culturali caratteristici dell’antica società indiana. Dal 550 a.C. sorsero nella maggior parte del paese regni ed entità indipendenti, note come Mahajanapadas, la più importante delle quali fu il regno del Magadha.

Nel III secolo a.C. la maggior parte dell’Asia meridionale venne unificata sotto la guida dell’Impero Maurya, compagine immensa che fiorì sotto l’imperatore Aśoka, una delle figure principali della storia antica dell’India. L’impresa di unificare un territorio così ampio venne ritentata solo parecchi secoli dopo da un altra grande forza: l’Impero Gupta nel III secolo d.C., che diede vita all’età dell’oro dell’India antica, che ebbe continui e intensi contatti commerciali con l’Impero Romano.

In seguito alle invasioni dall’Asia centrale tra il X e il XII secolo, i territori del nord passarono sotto il dominio dell’Impero Moghul, che si estese gradualmente fino a coprire gran parte del subcontinente, nonostante la resistenza dei regni indigeni (Impero di Vijayanagara nel sud, Regno Ahom nel nord-est). Tra il XVII e il XVIII secolo la supremazia Moghul si indebolì e l’Impero Maratha divenne la potenza dominante, contemporaneamente all’inizio della politica coloniale delle potenze europee.

Nel 1856 la maggior parte dell’India era sotto il controllo della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, passando l’anno successivo a colonia dell’Impero Britannico. Nella prima metà del XX secolo iniziò la lotta per l’indipendenza che culminò, tra gli anni Venti e Trenta, con il movimento di disobbedienza civile guidato dal Mahatma Gandhi. Il 15 agosto 1947 l’India ottenne l’indipendenza dal Regno Unito, ma venne divisa in due governi indipendenti di India e Pakistan. Nel 1950 l’India divenne una repubblica ed entrò in vigore la nuova costituzione. Da allora, pur tra momenti di grandissima tensione e una fortissima diseguaglianza sociale, in India vige quella che viene definita “la più popolosa democrazia al mondo”.

A chi consigliamo il viaggio

Viaggiare in India rappresenta sempre un’esperienza esistenziale fondamentale, sia per l’ampiezza del Paese, sia per la particolarità dei paesaggi e degli abitanti. Non si esaurisce in un solo viaggio (o in un solo libro, o in un solo film), ma richiede tempo, impegno, riflessione e, soprattutto, non uno, ma più ritorni.

Consigli di lettura per viaggiatori in poltrona

  • Pollo al burro a Ludhiana. Un viaggio nell’India delle piccole città, di Pankai Mishra (Tea)
  • Il paese delle maree, di Amitav Ghosh (Neri Pozza)
  • Giochi sacri, di Vikram Chandra (Mondadori)
  • Nessun dio in vista, di Altaf Tyrewala (Feltrinelli)

A ovest di Bollywood: l’India al cinema

  • Monsoon Wedding – Matrimonio indiano (Mira Nair, India, 2001)
  • Un treno per Darjeeling (Wes Anderson, USA, 2007)
  • The Millionaire (Slumdog Millionaire, Danny Boyle e Loveleen Tandan, Regno Unito, 2008)
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Informazioni utili

Documenti necessari per passeggeri italiani

È necessario il passaporto con validità residua di almeno sei mesi al momento dell’arrivo e almeno 2 pagine libere.

È necessario il visto di ingresso. Per soggiorni di breve periodo (massimo 60 giorni) per turismo, affari e cure mediche, i viaggiatori possono avvalersi dell’eVisa. Tale sistema consente di fare domanda di visto direttamente online sul sito http://www.indianvisaonline.gov.in/visa/ e di ricevere in 72 ore, a seguito del pagamento effettuato anch’esso online, una mail di autorizzazione al viaggio. Il pagamento sul sito è da effettuarsi con carta di credito ed il visto ha un costo di 80 usd.

Alla richiesta va allegata:

– 1 fototessera dai seguenti requisiti: formato JPG / minimo 10KB, massimo 1MB/ altezza e larghezza della stessa misura / nessun bordo Il primo piano, a volto intero, non deve evidenziare ombre sul viso o sullo sfondo, che deve essere bianco latte. Gli occhi devono essere aperti, non si devono indossare occhiali.

– la scansione della pagina del passaporto dove è presente la foto (deve avere formato PDF e dimensioni di minime 10KB e massimo 300KB)

Una volta ricevuto via mail, l’ETA (electronic travel authorization), deve essere esibito all’imbarco assieme al passaporto in corso di validità.

Il visto vero e proprio sarà rilasciato all’arrivo in uno dei porti e/o aeroporti di entrata previsti a seguito della presentazione dell’autorizzazione (Ahmedabad, Amritsar, Bagdogra, Bengaluru, Calicut, Chennai, Chandigarh, Cochin, Coimbatore, Delhi, Gaya, Goa, Guwahati, Hyderabad, Jaipur, Kolkata, Lucknow, Mangalore, Mumbai, Nagpur, Pune, Tiruchirapalli, Trivandrum, e 3 porti (Cochin, Goa, Mangalore). L’uscita dal paese è consentita da qualsiasi porto /aeroporto.

All’arrivo i viaggiatori devono inoltre dimostrare di disporre di un biglietto di ritorno e risorse sufficienti a copertura del soggiorno.

N.B.: I visitatori diretti verso zone con accesso limitato o protette necessitano di permessi speciali. Per ogni informazione al riguardo e per l’elenco delle zone suddette è bene sempre informarsi presso le Rappresentanze diplomatico-consolari indiane in Italia nel momento in cui si presenta la domanda di visto.

Nel caso di voli in transito per l’India per destinazioni quali ad esempio il Nepal, il Bhutan, le Maldive o lo Sri Lanka, si consiglia di munirsi di un visto di transito per l’India, in assenza del quale non è possibile lasciare la zona aeroportuale in caso ad esempio di ritardi nelle coincidenze.

Vaccinazioni e situazione sanitaria

Non è richiesta alcuna vaccinazione obbligatoria.

Ogni persona proveniente da Africa, America Latina, Papuasia e Nuova Guinea, ad eccezione dei neonati sotto i 6 mesi, deve presentare un certificato di vaccinazione per la febbre gialla.

Prima del viaggio è opportuno consultare la competente ASL sulla necessità di effettuare vaccinazioni o profilassi del caso. In genere, previo parere medico, sono consigliate le vaccinazioni contro: la difterite, l’epatite A e B, il tifo, la tubercolosi, la polio e il richiamo antitetanico e, particolarmente per chi viaggia durante la stagione calda (da maggio a settembre) e soggiorna in zone rurali, la meningite e l’encefalite giapponese.

Per quanto riguarda la profilassi antimalarica, la vaccinazione contro l’encefalite giapponese (difficilmente reperibile in Italia) e la meningite sono consigliate solo per chi soggiorna a lungo nel periodo monsonico e post-monsonico nelle zone a rischio ed in particolare quelle rurali. Si suggerisce di contattare il proprio medico o strutture sanitarie per ulteriori consigli del caso.

Si raccomanda di:

– bere solo acqua e bibite in bottiglia senza aggiunta di ghiaccio ed infusi solo se preparati con acqua bollita a lungo. Si raccomanda di non mangiare cibo crudo e carne macinata, di lavare e disinfettare sempre frutta e verdura prima del consumo. L’avvertenza si estende anche ai grandi alberghi.

– stipulare prima della partenza una polizza assicurativa che preveda la copertura delle spese mediche e l’eventuale rimpatrio aereo sanitario (o il trasferimento in altro Paese) del paziente. Le strutture medico ospedaliere pubbliche sono ancora fortemente carenti. Le strutture sanitarie private, pur essendo di livello più alto rispetto a quelle pubbliche, non sono comunque in grado di effettuare interventi complessi.

– portare una essenziale dotazione di medicinali utili e quelli per uso personale (che potrebbero non essere reperibili in loco). Consigliamo di munirsi di disinfettanti intestinali e medicine che possano tornare utili in caso di sbalzi tra il caldo dell’esterno e l’aria condizionata molto diffusa in locali, hotel e mezzi di trasporto.

– importante avere un repellente contro le zanzare.

– per chi si recasse nelle regioni montuose del Ladakh è necessario ricordare che le elevate altitudini che verranno toccate (a volte oltre 5000 metri in alcuni passi), possono essere nocive per chi ha problemi riconosciuti a cuore, polmoni, pressione. Per tutti vale invece la regola dell’acclimatamento, di solito una mezza giornata di idratazione e relax appena giunti a destinazione.

Fuso orario

+ 4,30 ore rispetto all’Italia (+ 4,45 ore in Nepal).

+ 3,30 quando in Italia vige l’ora legale.

Quando andare

India del nord: in Rajasthan e in Nepal il periodo migliore va da ottobre ad aprile. Il monsone è presente da luglio a settembre. Più a nord, verso il Nepal, la temperatura è inferiore di qualche grado. Normalmente a nord è bene prevedere sempre qualche capo pesante per le serate e abbigliamento tipicamente invernale tra dicembre e gennaio.

Nel Rajasthan il monsone è meno intenso (generalmente si tratta di acquazzoni di durata molto breve), per cui si può andare anche in estate: si troverà caldo afoso e qualche rovescio di pioggia, in genere non abbondante. Anche le montagne del Jammu e Kashmir possono essere visitate in estate, perché si trovano in una zona di “ombra pluviometrica”. Ben diversa la situazione sulla parte orientale dell’Himalaya, che viene colpita in pieno dal monsone estivo.

India del sud: il periodo migliore va da ottobre a marzo (con temperature dai 22° ai 28/30°C). Da marzo le temperature tendono ad alzarsi e arriva il periodo del monsone (maggio-giugno e ottobre, in forma più leggera). Anche i mesi tra luglio e settembre possono essere indicati (l monsone è cessato e la natura è al suo massimo splendore), nonostante le temperature più alte e qualche fenomeno piovoso di non grande intensità.

Moneta

In India e Ladakh la moneta locale è la rupia indiana (INR), suddivisa in 100 paisa.

In India sono accettate le carta di credito, preferibilmente del circuito VISA, sia nei negozi autorizzati sia negli alberghi delle grandi città, dove sono inoltre presenti sportelli bancari automatizzati. Si può cambiare negli aeroporti o negli hotel (qui però il tasso di cambio potrebbe risultare un po’ meno conveniente). Gli euro vengono accettati, assieme alle carte di credito, nei principali negozi per turisti, tenendo d’occhio il tasso di cambio. Le rupie si possono ritirare anche dagli sportelli ATM (bancomat) che si trovano nelle città principali, utilizzando carta di credito (è necessario il PIN della carta). Le Rupie indiane non sono convertibili all’estero, vige inoltre il divieto di esportazione di valuta dal Paese. Si consiglia quindi di conservare le ricevute di cambio, indispensabili per riconvertire le rupie in euro in caso fosse necessario e cercare di avere sempre a portata di mano banconote di piccolo taglio per le mance.

Non è consentito esportare oggetti antichi di più di 100 anni, e prodotti derivanti da animali protetti (avorio, pelle di serpente o di altri animali selvatici) inclusi i prodotti tessili (come lo shatush) derivanti da animali protetti.

Lingua

Hindi e inglese sono le lingue ufficiali, esistono però altre 23 lingue ufficiali e 1.652 dialetti!

In Nepal la lingua ufficiale è il nepali, in Tibet il tibetano e il cinese, in Ladakh il ladakhi e in Bhutan lo Dzongkha. L’inglese è comunemente parlato da quasi tutta la popolazione ed insegnato nelle scuole.

Religione

Induismo, islam, cristianesimo, sikhismo, buddhismo, giainismo, zoroastrismo e altre confessioni minori.

Telefono

La rete cellulare è attiva nel Paese, tuttavia i cellulari italiani sono attivi solo nelle principali città ed è pertanto consigliabile acquistare una scheda in loco. Per farlo si deve avere una copia del passaporto (pagina visto e dati anagrafici, alcuni negozi accreditati chiedono anche due fototessera): il costo della tessera è molto limitato e le tariffe risulteranno più convenienti.

Per chiamare in India occorre digitare il prefisso 0091, mentre per chiamare l’Italia dall’India ricordiamo il prefisso 0039.

Come muoversi

Nei viaggi di gruppo vengono utilizzati bus turistici accuratamente selezionati, anche se spesso non paragonabili allo standard europeo.

Per i viaggi su misura individuali è possibile noleggiare auto/minivan con conducente (in Ladakh e Kashmir non esistono auto con aria condizionata). A causa dello stato precario delle strade, la velocità massima consentita è di 50 km orari, per cui gli spostamenti possono risultare più lunghi del previsto.

I voli interni in India sono molto comodi in caso di tappe particolarmente distanti fra loro, ma anche in questo caso occorre armarsi di un po’ di pazienza, perché potrebbero esserci ritardi e/o cancellazioni.

Alcune tratte è possibile effettuarle in treno, consigliamo di scegliere carrozze con aria condizionata a bordo dello Shatabdi Express, paragonabile ad un Intercity italiano di seconda classe.

Elettricità

Sono presenti prese prese circolari a tre poli, con corrente a 230 V e tensione a 50 Hz. È necessario l’adattatore universale.

Ultimo aggiornamento: 21 marzo 2020. Per ulteriori informazioni e aggiornamenti consultare sempre il sito Viaggiare Sicuri.

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